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Brasile, anche le tribù indigene hanno le loro Olimpiadi

28 gennaio 2016

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Mentre il Brasile si prepara tra polemiche, ritardi e smentite ai Giochi della XXXI Olimpiade, a Rio de Janeiro, in un clima di grande gioia si conclude oggi la 3 ͣ edizione delle Olimpiadi indigene dell'Eware, terra sacra che appartiene agli indios e che si trova a ovest dello stato dell' Amazzonia, ai confini con il Perù e la Colombia. L'evento ha riunito dal 23 gennaio a oggi, 20 tribù di indios di diverse etnie, che abitano in otto comuni della regione dell'Alto Solimoes, e ha visto la partecipazione di circa 700 atleti. Nata da un'idea dei missionari cappuccini che lavorano in questa regione dell'Amazzonia, l'iniziativa vuole essere una risposta alla condizione che vivono molti giovani indigeni, tra i 12 e i 35 anni, che si trovano ad affrontare problemi come la dipendenza dall'alcol, dalla droga, la tendenza ad atteggiamenti violenti e al suicidio.

Le Olimpiadi, che hanno avuto luogo per la prima volta nel 2010,  hanno lo scopo di rafforzare le tradizioni culturali tra gli indios e promuovere abitudini di vita più sane attraverso la disciplina sportiva. L'evento apre le porte a molti giovani che hanno modo di conoscere e dialogare con i coetanei della stessa regione e con altri gruppi etnici. E chiaramente anche competere! "Ci rendiamo conto che lo sport è nel sangue di tutti i giovani indigeni e questo evento è una grande opportunità per un incontro oltre le frontiere. La maggior parte delle nostre comunità indigene non ha molte occasioni per visitare altri villaggi, per incontrarsi e condividere esperienze con altri popoli indigeni. Di solito vive bloccata in una bellissima quotidianità", spiega il frate cappuccino Ricardo França, uno dei confratelli della missione  in Amazzonia.

 

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Riscatto dell'appartenenza

Con le Olimpiadi si intende soprattutto valorizzare la cultura indigena per dare modo alle nuove generazioni di non disperderla. Le competizioni fra tribù si svolgono attraverso 18 gare, di cui dieci secondo la tradizione indigena come il  tiro della lancia, salita e discesa dall'albero di açaì, tiro con l'arco, nuoto, cerbottana, canoa tradizionale, tiro alla fune e altre. Per quanto riguarda le modalità non tradizionali le tribù si confrontano nel calcetto, pallavolo, pallamano, staffetta, salto in lungo, corsa 100 metri, braccio di ferro e duathlon (corsa e nuoto).

Le giovani generazioni

La mancanza di prospettive della regione rende particolarmente preoccupante la condizione delle giovani generazioni. Alcool e droghe sono i problemi più gravi, dipendenze che portano al suicidio, alla violenza, alla prostituzione, alla fuga verso le grandi città e verso Manaus, capitale dello Stato di Amazzonia. La presenza delle università statali e federali sta accelerando la grande migrazione dei giovani dalla riserva. Per contrastare questo fenomeno, tre frati francescani stanno sviluppando dal 2007 progetti che, con il protagonismo e la forza tipica degli indios, si sono trasformati in realtà: falegnameria, scuola di musica, festival della cultura indigena, associazione di donne indigene, corsi di formazione professionale, olimpiadi indigene. Iniziative che mirano al coinvolgimento dei più giovani per rendere più radicato  il senso di appartenenza alla terra sacra dell'Eware, oggi riserva delle etnie Ticuna, Cocama, Kanamari, Cambeba, Marubo e Matis e altre.

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Grazie alla Provvidenza

Le Olimpiadi rappresentano un evento di grande rilevanza realizzato con poche risorse grazie agli indios, "perché sono persone meravigliose, estremamente semplici: dormono in piccole case in dieci, venti a volte anche in trenta, senza preoccuparsi di non avere un bagno in casa, di non avere acqua. C'é la foresta, c’é il fiume. Per l’alimentazione, molti collaborano con quello che hanno, ma ci affidiamo alle offerte che ci vengono donate e con cui compriamo pesci, farina di manioca, galline, e anche un bue", spiegano gli organizzatori. "Chi finanzia le varie attività é un ...miracolo! A volte iniziamo senza alcuna risorsa economica, ma nel corso dello svolgimento, il Signore ci manda amici da tutte le parti del mondo che ci aiutano"

 



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Il Festival della cultura indigena

La prossima edizione delle Olimpiadi indigene è prevista fra tre anni; nel frattempo, per due anni consecutivi, saranno allestiti i Festival della cultura indigena. Opportunità uniche e preziose perché formative, occasioni che permettono alle nuove generazioni di ascoltare e apprendere, dai racconti degli anziani e dei saggi, la storia non solo degli antichi eroi, ma anche di fatti recenti, che li hanno portati a combattere per delimitare le proprie terre.
 
 "Sono momenti fantastici che mobilitano villaggi interi, creano entusiasmo, rinnovano la vita e il vigore tipico degli indios. Riuniscono tribù diverse e anche chiese differenti, che a volte vivono distanti una dall'altra. Sono occasioni che rendono visibile la realtà indigena, con le sue bellezze e i suoi problemi, a livello nazionale e internazionale!", spiega fra Paolo Maria Braghini, il principale artefice della missione in Brasile.
Chi intende aiutare la missione francescana, può mettersi in contatto con il Centro Missionario dei Frati Cappuccini dell'Umbria ad Assisi (Fondazione Assisi Missio ONLUS)."La missione non é una avventura o un viaggio turistico: attorno agli indios c'è molta curiosità, ma questa non é la forma corretta di approcciarli. La missione é una chiamata di Dio, per vivere tra gli indios, ci vuole una vera chiamata dal Signore per crescere con loro",conclude fra Paolo.
   


 

 

 

 

 

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